top of page

Gormiti, Cicciobello e 410milioni di debiti.Avevano tutto.

Aggiornamento: 1 giorno fa

Il gruppo Giochi Preziosi è in concordato preventivo. I negozi chiudono, 300 persone aspettano risposte, i marchi più iconici dell'infanzia italiana sono appesi a un piano di rilancio. Dal punto di vista strategico, c'è tanto da leggere in questa storia.

Gormiti. Cicciobello. Nenuco. Plasticine. Se sei cresciuto in Italia tra gli anni Ottanta e i Duemila,

almeno uno di questi nomi ti dice qualcosa. Sono stati desiderati, collezionati, regalati. Sono parte della memoria collettiva di intere generazioni.


Oggi appartengono a un gruppo con 410 milioni di debiti, 30 negozi che stanno chiudendo e 300 lavoratori che non sanno cosa succederà dopo dicembre.


Come si arriva qui, partendo da lì? Questa è la domanda che mi interessa. Non la cronaca del

concordato quella la trovate ovunque. Mi interessa capire cosa è andato storto dal punto di

vista strategico. E cosa può insegnare a chi gestisce un brand, piccolo o grande.



410M

Euro di debiti a fine 2025,

di cui 265M verso banche

300+

Lavoratori a rischio tra

negozi e sede di Cogliate

1978

Anno di fondazione.

Quasi 50 anni di storia


Cosa è successo

Giochi Preziosi ha chiesto al Tribunale di Milano l'accesso al concordato preventivo di gruppo,

che include tutte le società controllate: Giochi Preziosi Italia, Grandi Giochi, Giocheria, GPH,

Startrade. La procedura sospende le azioni dei creditori e dà tempo per costruire un piano.


Il piano esiste: creazione di una Newco, integrazione con Famosa il ramo spagnolo,

anch'esso in concordato e un obiettivo sopra i 50 milioni entro il 2030. La trattativa più avanzata è con il fornitore Superhisen. Nel frattempo la rete retail chiude tutta. I 135 dipendenti di Giochi Preziosi Store e Startrade sono in cassa integrazione fino a fine 2026.


Perché se ne parla

Questa non è la storia di un'azienda che ha perso rilevanza sul mercato o che il pubblico ha smesso di cercare. È la storia di un'azienda con marchi fortissimi, riconoscibilità altissima, presenza capillare che ha accumulato quasi mezzo miliardo di debiti senza riuscire a trasformare quella forza in un modello sostenibile.


Questo è il punto. Avere un brand forte non salva nessuno se la struttura intorno al brand

non regge. La notorietà non paga i debiti. L'affetto dei consumatori non compensa una gestione che non ha tenuto il passo con il mercato.


Avere Gormiti e Cicciobello in portafoglio è un vantaggio enorme. Non averli monetizzati nel modo giusto è la crisi che stiamo leggendo oggi.


Il retail fisico

Giochi Preziosi ha inseguito la crescita dimensionale negozi, società, acquisizioni senza

costruire una struttura finanziaria solida sotto. Ha puntato sul retail fisico in un momento in cui il retail fisico dei giocattoli era già in difficoltà in tutta Europa. Amazon, i marketplace, la grande

distribuzione: tutti competitor senza affitti, personale e magazzini su scala nazionale.


E mentre il canale fisico erodeva i margini, i marchi non hanno ricevuto l'investimento necessario per restare rilevanti. Non c'è stata una visione chiara su come portarli nel presente nel

licensing, nel digitale, nelle collaborazioni che avrebbero potuto moltiplicare il valore senza i costi fissi del retail.


POSIZIONE CRITICA Il vero errore non è aver avuto una crisi finanziaria. Le crisi arrivano per molte ragioni.

Il vero errore è non aver voluto vedere che il modello costruito intorno ai negozi fisici era

strutturalmente fragile e aver continuato ad espanderlo quando tutti i segnali di mercato

dicevano il contrario. Non è sfortuna. È un ritardo strategico consapevole.

I social

C'è un aspetto di questa storia che non ho visto commentare da nessuna parte, e che invece mi

colpisce molto. Mentre l'azienda accumulava debiti e il retail collassava, i canali social di Giochi

Preziosi continuavano a esistere ma in modo che racconta molto di come questo brand si è rapportato alla comunicazione digitale negli ultimi anni.


INSTAGRAM

55K

follower · 2.430 post

SOTTODIMENSIONATO

FACEBOOK

Attivo

community genitori

NON STRATEGICO

YOUTUBE

Attivo

contenuti promozionali

FERMO


Cinquantacinquemila follower su Instagram. Per un gruppo che vende giocattoli a milioni di

famiglie italiane da quasi cinquant'anni, con marchi che chiunque conosce, è un numero che fa

riflettere. A titolo di confronto: Lego Italia supera i 300.000 follower. Mattel Italia è oltre i 100.000.


Il problema non è solo il numero. È cosa c'è dietro. Un brand come Giochi Preziosi avrebbe il

materiale per costruire una delle community digitali più forti del settore family in Italia: la

nostalgia degli adulti che ci sono cresciuti, i bambini di oggi, i genitori che scelgono i giocattoli.


Tre pubblici chiarissimi, tre linguaggi distinti, infinite possibilità di contenuto autentico.


Invece quello che si vede è un profilo che pubblica contenuti promozionali di prodotto, senza una voce riconoscibile, senza una strategia di community, senza nulla che crei attaccamento emotivo al brand oltre al prodotto fisico. Esattamente il contrario di quello che serve quando il prodotto fisico smette di essere l'unico punto di contatto con il consumatore.


Nel 2026, i social non sono un canale di supporto alla vendita. Sono il luogo dove un brand si ricorda, si ama, si consiglia. Giochi Preziosi ha lasciato vuoto quello spazio per anni.

E quando i negozi chiudono, quello spazio è l'unica cosa che resta.



Gli investitori che guardano la Newco non stanno comprando i negozi stanno comprando i marchi. Gormiti, Cicciobello, Nenuco, Plasticine valgono ancora. Forse più della struttura che li circondava. Questo è il paradosso: l'asset più prezioso del gruppo è sopravvissuto alla crisi finanziaria. Non perché sia stato gestito bene, ma perché è abbastanza forte da resistere.


Leggere questa storia come 'la crisi del giocattolo fisico' è riduttivo. I giocattoli si comprano ancora. Il problema è la catena distributiva costruita intorno al prodotto, e il ritardo con cui si è risposto a un cambiamento visibile da anni.


Molte aziende italiane confondono la solidità del brand con la solidità del business. Pensano che

siccome il prodotto è conosciuto e amato, il resto seguirà. Non segue. Il mercato non premia la storia premia chi sa usare la storia in modo intelligente.


LA LEZIONE PER CHI GESTISCE UN BRAND

Se hai un brand che la gente conosce, la domanda che dovresti farti non è 'quanto siamo conosciuti?' ma 'il modo in cui guadagniamo è ancora sostenibile tra cinque anni?'

Giochi Preziosi era conosciutissima. Non era sostenibile. E la differenza tra le due cose è

quello che separa un brand che dura da uno che finisce in tribunale.

E sui social: un brand amato senza presenza digitale esiste solo finché i suoi punti di

contatto fisici rimangono aperti. Quando chiudono, non rimane niente a tenerlo vivo.


Un brand forte è il punto di partenza.

 
 
 

Commenti


bottom of page